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Il progetto dell’Istituto

Carlo Maurilio Lerici, Ture Wennerholm, Gio Ponti, Pier Luigi Nervi, Ferruccio Rossetti. Nomi illustri per un progetto altrettanto illustre: realizzare, in territorio svedese, un luogo di aggregazione con l’obiettivo di rafforzare i legami tra due paesi, l’Italia e la Svezia, sì lontani e diversi sotto molto punti di vista ma accomunati dall’appartenenza alla casa europea e dalla volontà di valorizzare e facilitare il dialogo e l’incontro culturale.

L’appartamento in Linnégatan all’inizio degli anni ’50 si era fatto stretto, non bastava più. Serviva urgentemente una nuova sede che fosse all’altezza del meticoloso lavoro di promozione della lingua, della musica, del cinema, delle arti e delle scienze italiane. E chi meglio di Gio Ponti, architetto e designer fra i più grandi e influenti nell’Italia del boom economico, poteva adempiere a un compito così importante?

La sede in Linnégatan
La prima sede dell’Istituto di Stoccolma si trovava in un appartamento del quartiere di Östermalm, al numero 15 di Linnégatan, dove si svolgevano attività principalmente legate all’insegnamento della lingua italiana. Nel corso degli anni seguenti, l’esigenza di maggiori spazi si fa sempre più pressante, spingendo le autorità italiane a valutare l’ipotesi di costruire una sede indipendente. Un ruolo chiave nella fondazione del nuovo Istituto di Cultura viene ricoperto da Lerici. Giunto in Svezia negli anni Trenta, dedica la propria attività di industriale alla produzione dell’acciaio inossidabile, coltivando al contempo numerosi interessi culturali, soprattutto nell’ambito dell’archeologia.

La sede in Gärdesgatan
La prima metà degli anni Cinquanta rappresenta forse il periodo più importante nella storia della sede attuale dell’Istituto Italiano di Cultura. Il direttore di allora Carlo Morozzo Della Rocca, l’ambasciatore Marcello Del Drago, il già citato impresario Carlo Maurilio Lerici e l’architetto svedese Ture Wennerholm (1892-1957), noto per aver elaborato nel 1939 il progetto della sede della società elettronica Ericsson, si adoperano per ottenere un appezzamento di terreno di circa tremila metri quadrati nel quadro degli accordi bilaterali tra Italia e Svezia risalenti alla seconda metà degli anni Trenta. Nei primi anni Quaranta era stata l’Italia a cedere un lotto delle stesse dimensioni al governo svedese per la realizzazione dell’Istituto Svedese di Studi Classici, ancora oggi operativo a Roma, nella zona di Valle Giulia. Non passa molto tempo prima che le autorità locali individuino un’area idonea, situata più nello specifico nel quartiere di Gärdet. Tra il 1953 e il 1954, il celebre architetto italiano Gio Ponti si reca in Svezia per prendere parte ad almeno due mostre dedicate al design italiano presso i grandi magazzini Nordiska Kompaniet a Stoccolma e Ferdinand Lundqvist a Göteborg. Possiamo immaginare che sono proprio quelle le occasioni d’incontro con Lerici, che in seguito si sarebbe assunto l’onere di sostenere la maggior parte delle spese di costruzione della sede in Gärdesgatan. La stima reciproca e il crescente interesse di Ponti per il panorama architettonico svedese conduce ben presto i due a collaborare in funzione della progettazione del nuovo Istituto. Il progetto finale porta così la firma di Ponti, che si avvale nel corso dei lavori della collaborazione degli altrettanto noti architetti Pier Luigi Nervi e Ferruccio Rossetti. L’inaugurazione avviene il 24 novembre 1958 alla presenza del re di Svezia Gustavo VI Adolfo.

Il progetto di Ture Wennerholm, 1952
Il primissimo progetto dell’Istituto è a cura di Ture Wennerholm, il cui contributo risulta fondamentale per l’espletamento delle fasi burocratiche preliminari all’inizio della fase progettuale. Come si vede dall’immagine, l’edificio si articola in corpi disposti in modo tale da formare un cortile aperto sul lato orientato a sud e con al centro una fontana. Da evidenziare anche le alberature che delimitano su due lati il confine del lotto che si sviluppa all’incrocio tra Gärdesgatan e una stradina secondaria.
Progetto di Ture Wennerholm per l’Istituto, con correzioni a matita di Gio Ponti, 1952 (CSAC Parma)

Il primo progetto di Gio Ponti, 1953
Ponti si ispira al disegno di Wennerholm per creare un edificio con forme snelle e angoli non ortogonali. L’auditorium occupa un corpo principale quasi triangolare. Due scale verticali collegano i diversi livelli dell’edificio. Vi è anche una sala espositiva con pareti vetrate. L’auditorium ha un grande palco e una cabina di proiezione. La facciata principale presenta sporgenze e rientranze, mentre il secondo piano ha un’ampia superficie vetrata inclinata. L’edificio presenta una base rialzata e una striscia vetrata verticale a tutta altezza in prossimità degli spigoli sui lati corti. L’ala principale, a differenza del progetto finale, risulta parallela a Gärdesgatan.

Planimetria del primo progetto di Gio Ponti, 1953 (CSAC Parma)

Progetto A, Gio Ponti, 1953
Il progetto A presenta diversi cambiamenti rispetto all’ipotesi precedente. L’auditorium ha una pianta rettangolare, anziché triangolare, con lati lunghi dotati di aperture vetrate per mantenere la visuale est-ovest del lotto. Un volume di connessione collega i due spazi principali e ospita una scala di servizio, una camera di proiezione, una saletta per il guardaroba e l’ingresso alla grande sala. Ponti evidenzia l’importanza dell’atrio centrale che guida le persone verso i diversi spazi dell’edificio. Il corpo dell’edificio non è ora più orientato parallelamente a Gärdesgatan, ma i lati lunghi corrono lungo il confine di proprietà nord-est del lotto. Il lago presente nella prima ipotesi viene sostituito da spazi verdi.

Planimetria del piano terra, Progetto A, 1953 (Fondazione Lerici, Roma)

Progetto B, Gio Ponti, 1953
Il progetto B presenta significative modifiche rispetto alle versioni precedenti. La planimetria mostra l’intenzione di ruotare l’auditorium di circa 90 gradi rispetto alla posizione iniziale. Una vasca d’acqua dalle dimensioni contenute è posta nella zona est del lotto. Le aperture sul fronte principale sono caratterizzate da una spiccata orizzontalità, con una divisione del vetro in due parti di dimensioni diverse. L’ingresso principale viene spostato nel volume di collegamento, sottolineato da una pensilina asimmetrica. La hall diventa più grande e luminosa grazie alle ampie vetrate orientate a nord-ovest e sud-est. L’auditorium ottiene un accesso esclusivo sulla facciata principale, con l’aggiunta di una scala di servizio sul retro del palco per accedere al piano seminterrato. Una fessura verticale, tipica dello stile di Ponti, evidenzia la snellezza delle superfici e introduce un punto luce. La soluzione B viene completata nel 1953, con la collaborazione di Ture Wennerholm e Pier Luigi Nervi.

Planimetria del piano terra, Progetto B, 1953

Progetto C, Gio Ponti, 1955
L’ultima fase del progetto  – nonostante alfabeticamente preceda la versione D – coincide con il Progetto C, scelto come versione più valida da Gio Ponti. Tale versione prevede lo spostamento dell’ala dell’istituto a est, orientando di conseguenza la facciata principale verso sud-ovest così da sfruttare al meglio la luce solare. Viene ridotta la superficie del piano terra e del box auto, la scala principale spostata, e vengono apportate, infine, altre variazioni per ottimizzare l’utilizzo dello spazio.

Planimetria del progetto definitivo, 1957 (AS-IIC Lerici)

Progetto D, Gio Ponti, 1954
Nonostante l’ordine alfabetico suggerisca il contrario, il Progetto D, elaborato da Ponti tra gennaio e aprile 1954, è cronologicamente precedente al Progetto C. Se quest’ultimo è più simile alla soluzione B, il Progetto D si differisce per via del ribaltamento dell’ala dell’Istituto da nord-est a sud-ovest del lotto, mentre la fontana d’acqua assume ora una forma più organica e meno artificiosa della vasca regolare e simmetrica pensata per il Progetto B. L’Auditorium occupa gran parte degli sforzi creativi di Ponti, con una copertura a forma di diamante. L’idea di esposizioni occasionali o permanenti e la presenza di tende per la regolazione dell’illuminazione sono introdotte nell’area destinata alle mostre. La cabina di proiezione appare ora sopraelevata, con accesso esterno tramite una scala protetta, che viene tuttavia giudicata poco elegante e non in linea con le tendenze architettoniche nordiche. La facciata orientata a nord-ovest mantiene le finestre orizzontali, mentre la copertura si unisce al tetto sporgente. Si fa strada per la prima volta l’idea di affrescare lo spazio del prospetto non occupato dalle finestre.

Planimetria del piano terra, Progetto D, 1954

Il progetto di espansione dell’Istituto
Attivo in Svezia dal 1946 sia come libero professionista, sia come docente di storia dell’arte presso l’Università di Stoccolma, Ferruccio Rossetti (1916-2008) è il quarto e ultimo progettista protagonista della realizzazione dell’Istituto, di cui ha coordinato l’esecuzione e il completamento dei lavori, coadiuvato dal già citato Wennerholm. Il progetto di ampliamento prevede un allungamento dell’ingresso e un nuovo ambiente nel seminterrato per mostre temporanee. Il prospetto a sud rimane simile a quello di Ponti, con una grande vetrata. La nuova sala per i ricevimenti, la galleria e la sala espositiva interrata aprono ancor di più il fronte vetrato verso sud, accrescendo la sensazione di diretto collegamento tra interno ed esterno. L’inaugurazione si è svolta il 3 aprile 1963 in occasione di una “Mostra del Libro”, evento che viene riportato qualche settimana più tardi anche dalla stampa locale.


Planimetria del piano terra, Ferruccio Rossetti

Esplora la biografia dei protagonisti della storia dell’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma:

Approfondimenti
  • Il testo è di Patrizia Coggiola, Eleonora Ventura e Marco Baruzzo.
    La proprietà delle immagini è indicata nella didascalia di ciascuna foto.

    Le informazioni contenute in questa pagina sono state in parte elaborate a partire dal volume sulla storia e l'architettura dell'Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma Enchanting Architecture (5 Continents Editions S.r.l.: Milano, 2021, cfr. pp.170-72). Il volume è in vendita presso l'IIC e online a questo link.