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L’Istituto di Ponti: colore e materia

La storia dell’Umanità avanza dal pesante al leggero, dal grosso al sottile, dallo scuro al chiaro, dall’incolore al colore, dal complicato al lineare.
– Gio Ponti1

Per raggiungere il suo progetto di assoluto alleggerimento dell’architettura, Gio Ponti aveva bisogno di due grandi alleati: il colore e la materia. Dopo aver liberato gli spazi dal peso, dopo averli resi lineari e diafani, egli punteggiava le superfici di colore per garantire quei riferimenti spaziali umanistici e mediterranei a lui tanto cari, mentre ai materiali affidava il compito di comunicare una piacevole alternanza sinestetica.

In Istituto il bianco assoluto, quasi accecante del marmo di Carrara, chiaro richiamo alla classicità, è interrotto solo dalla presenza del colore terracotta o ocra di Siena, nel pavimento in linoleum dell’Auditorium, nel ritmo delle alzate della scala in ingresso, nei soffitti degli uffici, della biblioteca e delle sale studio, nei colori delle piastrelle esterne, in alcuni tendaggi. Questa tonalità ocra, oggi forse insolita, era un chiaro riferimento alla matrice culturale del territorio italiano, con le sue terre che filtrano da secoli nel panorama, nelle città e nelle espressioni artistiche. Pochissimi altri colori caratterizzano l’Istituto: oltre al verde e al giallo, troviamo il blu deciso e mediterraneo che disegna i mobili ad intarsio di formica, un blu che richiama il celebre capolavoro di Ponti nell’Hotel Parco dei Principi a Sorrento.


Dettaglio della facciata del corpo principale dell’Istituto.

Amate le meravigliose materie dell’architettura moderna: cemento, metallo, ceramica, cristallo, materie plastiche.
– Gio Ponti2

Nella grammatica pontiana i materiali sono funzionali al suo messaggio di spazio umanizzato, moderno perché funzionale e accogliente. L’attenzione di Ponti incontra la sensibilità del committente Carlo Maurilio Lerici, il quale voleva che l’esecuzione del progetto rappresentasse in ogni dettaglio il meglio della cultura italiana.

Ponti sceglie per l’Auditorium e per altri spazi dell’Istituto il linoleum, un materiale innovativo e moderno per gli anni ’50, altamente performante, resistente ed economico. Materiale che ritroviamo anche in altri grandi progetti dell’architetto, dalle navi da Crociera agli uffici del Grattacielo Pirelli. Del linoleum, l’architetto amava in particolare la possibilità di creare una superficie indefinita e regolare per l’occhio.

Il tessuto, come le piastrelle, ha rappresentato il supporto ideale per trasferire l’immaginario di Ponti su superfici bidimensionali. Tra gli anni ’30 e gli anni ’70, Gio Ponti firma molti pattern per tessuti stampati dalle aziende Jsa, Zucchi e Vittorio Ferrari, ponendosi tra i primi progettisti moderni a occuparsi di textile design in modo coerente. Tra i soggetti presenti in Istituto troviamo i decori mediterranei e solari della Sala Rossetti e del foyer, a stampa su velluto di cotone (serie Estate, Jsa, 1957), e le figure geometriche astratte a diamanti nei tendaggi dell’Auditorium, avvicinabili alla coeva Villa Arreanza, detta ‘La Diamantina’ (Caracas, 1954-1956). Dalla produzione delle stoffe per la manifattura Jsa, nasce una profonda amicizia tra Ponti e l’imprenditore Luigi Grampa, uno dei grandi innovatori nelle edizioni di tessuti stampati che resero famose le stoffe italiane d’autore degli anni ’50. La passione di Ponti per il tessile passava dall’amore per il disegno a stampa: dalla pagina alla stoffa, dove entrano in gioco movimento e ripetizione.

(I TESSUTI)
sono materie meravigliose

materia tra le più belle materie: contengono sapienza
sono colore; stampati sono, nella casa, la presenza della scrittura poetica degli artisti
– Gio Ponti3

Tendaggi serie Estate Mediterranea, Jsa, 1957

Le piastrelle utilizzate per il rivestimento della facciata del corpo uffici e residenza dell’Istituto, minuscole tessere a formare un mosaico bianco ghiaccio, sono in ceramica “incorruttibile”, materiale che grazie al lieve gioco del cielo sui rilievi della facciata diventa un motivo luminoso e sottilmente mobile, alleggerendo così il complesso architettonico. Queste piastrelline hanno una fuga quasi nulla perché montate a mano da maestranze esperte. Le troviamo a ricoprire interamente anche il Pirelli, unico esempio di grattacielo rivestito in tal modo. Sulla facciata dell’Auditorium troviamo invece applicate piastrelle a bugnato della manifattura milanese Ceramica Joo, prodotte nel 1956. Nel bugnato ancora una volta Ponti esprime un richiamo alla cultura italiana, all’immagine del palazzo rinascimentale. Una soluzione che consentiva di giocare con luce ed ombre e movimentare le superfici facendole vibrare.

(LA CERAMICA)
è un materiale meraviglioso

è fra i materiali incorruttibili
rivestiamo l’architettura con mosaico di ceramica, anche la costruzione ha una pelle
rivestiamo l’architettura con elementi a diamante: non simulano il muro costruito, come il paramano, ma denunciano di essere un rivestimento: danno alla superficie un valore plastico e giocano con la luce sul giro del sole: sono bellissimi
mosaico o rivestimento di ceramica, alluminio, cemento, cristallo: basta così per una edilizia onesta e bella: che gli architetti non ci aggiungano nulla
– Gio Ponti4


Facciata dell’Auditorium, piastrelle a bugnato, Ceramica Joo, 1956

Gio Ponti credeva che ogni mobile dovesse risvegliare la fantasia in chi lo disegna e in chi lo guarda. Da questo bisogno di fantasia nascono credenze e arredi dalle forme e dai colori unici, molti dei quali appositamente progettati per la sede culturale italiana a Stoccolma. Nel palcoscenico abitato, l’architetto e designer utilizza un nuovo materiale economico e pratico, la formica. Blu, viola, bianca, intagliata in riproduzioni che sono la naturale evoluzione del mobile di ebanisteria pregiato, qui in una versione moderna, vivace, di facile pulizia. Chi li realizza è Giordano Chiesa, un abile artigiano alle porte di Milano, esperto nella lavorazione del mobile in radica di noce.

La fantasia è una dolce follia, è una allucinazione, è lucida e precisa come i sogni: si sbaglia quando si dice d’uno svagato e d’un impreciso che è un sognatore. i sognatori veri “sognano preciso”.
– Gio Ponti5


Scrittoio e mensola in legno e formica bianca e blu, Altamira, (1954) 1958. Sedia Leggera, Cassina, (1949) 1958.

Approfondimenti
  • Il testo è di Patrizia Coggiola e Marco Baruzzo.
    Le foto sono di Luciano Romano.

    Le citazioni sono tratte da Gio Ponti, Amate l'architettura. L'architettura è un cristallo (Rizzoli: Milano, 2015). Il volume è consultabile presso l'Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma.
    1 cfr.
    2 cfr. p.6
    3 cfr. p.152
    4 cfr. p.148
    5 cfr. p.74

    Per saperne di più sulla storia, l'architettura e il design dell'IIC si consiglia di consultare il volume Enchanting Architecture, in vendita presso l'Istituto e online a questo link.