Questo sito utilizza cookie tecnici, analytics e di terze parti.
Proseguendo nella navigazione accetti l'utilizzo dei cookie.

Preferenze cookies

La Sede

Con le sue forme eleganti, leggere e asimmetriche, l’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma rappresenta uno degli esempi più completi del design e del linguaggio architettonico di Gio Ponti nel periodo del dopoguerra. L’architettura di Ponti e l’allora nascente manifattura di design italiana respiravano classicità e tradizione, equilibrio tra proporzioni, eleganza edonistica, un linguaggio decisamente differente dai rigori del coevo strutturalismo nord europeo. Ponti dona con grande slancio personale il proprio lavoro progettuale per la nuova sede della cultura italiana e si impegna in prima linea, anche con lettere accorate, per ottenere da fornitori e manifatture italiane prezzi vantaggiosi, perché ci voleva “l’impegno di tutti per fare una bella figura”.

Di questo edificio costruito in un paese straniero, Ponti è ben contento che si sia detto, inaspettatamente, “è italiano”. La casa in cui la cultura italiana avrebbe incontrato quella svedese viene pensata dall’architetto come un edificio in divenire, da scoprire man mano, girandogli attorno arrivando dalle prospettive aperte di Gärdet. Tale è l’attenzione dedicata a questa rivelazione, che Gio Ponti rivedrà la disposizione dei vari corpi dell’edificio in almeno tre elaborazioni successive. Egli ricerca la perfetta proporzione e sequenza visiva nella scoperta dell’edificio. Un’architettura da sperimentare e capire con lo sguardo.

L’edificio (moderno) deve rivelare ciò di cui si compone, deve essere ricco di varietà. Come girando attorno ad un monte si vedono boschi, cascate, un paese, una roccaforte, un precipizio, delle piante, un santuario, ecc. ecc. l’edificio deve apparire – girandogli attorno – un paesaggio, uno spettacolo diverso dai suoi punti di vista.
– Gio Ponti1


I due corpi dell’Istituto oggi


I due corpi dell’Istituto poco dopo la costruzione (Archivio fotografico dell’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma)

La struttura dell’Istituto di Cultura si articola in due corpi principali. Le funzioni culturali e amministrative, come la biblioteca, gli uffici, le sale di studio e la residenza, sono raggruppate in un volume dalla pianta insolita e affusolatissima, quasi a ricordare una canoa, separato e distinto da quello del salone delle feste e ricevimenti, con lo splendido Auditorium con copertura progettata dal celebre Pier Luigi Nervi e anticipato dal foyer. Tra i due corpi, la cerniera dell’atrio di ingresso. Quest’organica sequenza di sale e spazi, interagiti dai piani vuoti delle finestre, è voluta da Ponti per lasciarci ‘comprendere’ naturalmente l’architettura e le sue destinazioni, sin dall’esterno. Gio Ponti affida allo studio locale di Ture Wennerholm la redazione dei disegni esecutivi tra il 1956 e 1957. Ferruccio Rossetti proseguirà nella curatela dei lavori dopo la scomparsa di Wennerholm fino all’inaugurazione avvenuta il 24 novembre 1958. Negli anni 1962-63 l’atrio verrà poi ampliato con l’aggiunta dell’attuale Sala Rossetti.

Atrio di collegamento tra l’Istituto e l’Auditorium prima della realizzazione della Sala Rossetti (Archivio fotografico dell’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma)

L’estro e la creatività di Gio Ponti non si limitano soltanto al progetto dell’edificio, ma si estendono a gran parte dell’arredo, testimoniando la sua passione per il design e la cura per i dettagli tipica dei suoi progetti. Ancora oggi è possibile ammirare poltrone, tavolini, lampade, scrivanie, sedie progettate da Ponti per alcuni prestigiosi marchi di design italiani, come Cassina, Arredoluce e Cagliani&Marazza. Perfino le maniglie sono il risultato di un attento studio da parte dell’architetto italiano: il modello impiegato in Istituto ha una straordinaria pulizia formale, con forma a cono e ala affilata, frutto di uno studio attento che coinvolgeva anche la struttura della porta stessa. Il modello fu prodotto dalla ditta Olivari di Como e si ritrova anche nella Villa Planchart a Caracas (Venezuela) e in alcuni progetti di chiese coeve. Fra i mobili di maggior pregio, spiccano alcuni esemplari della Superleggera del 1958 e pezzi unici disegnati da Ponti appositamente per questo istituto.

In questa sezione del nostro sito vi invitiamo a scoprire la storia dell’Istituto.

  1. Gio Ponti negli anni Cinquanta
  2. Il progetto dell’Istituto
  3. L’Istituto di Ponti: architettura e leggerezza
  4. L’Istituto di Ponti: colore e materia
Approfondimenti
  • Il testo è di Patrizia Coggiola e Marco Baruzzo.

    La citazione è tratta da Gio Ponti, Amate l'architettura. L'architettura è un cristallo (Rizzoli: Milano, 2015). Il volume è consultabile presso l'Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma.
    1 cfr. pp.172-73

    Per saperne di più sulla storia, l'architettura e il design dell'IIC si consiglia di consultare il volume Enchanting Architecture, in vendita presso l'Istituto e online a questo link.