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Archivio

L’Istituto Italiano di Cultura intitolato a Carlo Maurilio Lerici mette a disposizione di ricercatori e ricercatrici l’inventario dei documenti conservati nel proprio archivio.

Nel 2021, grazie al lavoro professionale dell’archivista Caterina Zeffiro, si è proceduto ad un’attività di riordino e catalogazione di tutti questi materiali, che, attraverso la pubblicazione dell’inventario sul sito dell’Istituto qui e prossimamente sui siti di settore, sono ora resi disponibili alla fruizione e consultazione da parte di studiosi e ricercatori. Gli spunti di ricerca sono vari e tutti differenti, utili per vari ambiti di studio, da quello architettonico a quello letterario e artistico.

L’inventario è consultabile qui.

L’archivio custodisce una grande varietà di materiale che racconta diacronicamente la storia dell’edificio, ma anche una serie di storie sincroniche che hanno avuto luogo al suo interno: documenti, lettere, fotografie, disegni e progetti di architettura e design, riguardanti soprattutto il periodo tra la fine degli anni Cinquanta e la seconda metà degli anni Ottanta del Novecento.

Se il materiale relativo al primo periodo di attività dell’Istituto, dal 1941 – anno della sua fondazione in Linnégatan 15 – al 1958 – anno del trasferimento nell’attuale sede nel quartiere diplomatico – risulta alquanto lacunoso, diversa è invece la situazione per gli anni a seguire. Dal 1958 in avanti, l’IIC conserva infatti una serie di documenti dettagliati, tra cui quelli riguardanti la costruzione del nuovo edificio, che comprendono alcuni disegni – per la maggior parte copie – realizzati da Gio Ponti, sia per la progettazione dell’edificio sia per l’arredamento interno, e disegni di Ferruccio Rossetti, molti dei quali sono invece originali. Vi sono inoltre una serie di lettere tra Alessandro de Masi, l’allora direttore dell’Istituto, Ponti e Rossetti, ma anche scambi epistolari tra i due architetti, in cui si fa riferimento all’arredamento e ai lavori di ampliamento dell’Istituto. Anche il fondo fotografico risulta consistente: non mancano infatti foto dell’epoca, che ritraggono sia il cantiere, sia l’Istituto una volta terminato.

L’archivio raccoglie inoltre la documentazione relativa alle attività culturali promosse negli anni, in cui sono presenti inviti, rassegne stampa, fotografie, volantini, brochure, dépliant relativi ai vari eventi organizzati dall’Istituto.

Numerosi sono i documenti che vedono protagoniste alcune delle figure più importanti della cultura italiana della seconda metà del Novecento. Di alcune di loro sono conservati i testi degli interventi che hanno tenuto in Istituto, come quello sull’archeologia di Massimo Pallottino e quello di Vasco Pratolini, o che avrebbero dovuto tenere, come quello di Anna Maria Ortese, stilato per la presentazione, poi annullata, della traduzione svedese de Il mare non bagna Napoli, e su cui sono persino riportate una serie di correzioni autografe. La scrittrice rinunciò allora al viaggio a Stoccolma, come si evince da una lettera indirizzata alla direttrice Lucia Pallavicini.

Oltre al caso di Ortese, nel tempo fu molto intensa la corrispondenza epistolare tra i direttori e alcune figure della letteratura e del cinema italiani, come Vittorio De Sica, Michelangelo Antonioni, Alberto Moravia e Italo Calvino. Molto fitto fu lo scambio di lettere indirizzate da quest’ultimo al direttore Sergio Ponzanelli, in cui venne discussa la programmazione del viaggio dello scrittore in Svezia nel 1961, in occasione di una conferenza sul romanzo italiano contemporaneo.

Oltre a scrittori e scrittrici, l’Istituto ha ospitato anche numerosi artisti e artiste, tra cui Renato Guttuso. Nel 1961, infatti, le diverse sedi scandinave organizzarono una mostra personale dell’artista, che in quell’occasione donò una litografia autografa all’Istituto di Stoccolma, mentre tre suoi disegni furono acquisiti dal Museo Nazionale di Stoccolma, come riportato in una lettera inviata successivamente all’Istituto. Ad oggi, tuttavia, non sappiamo se tali disegni siano ancora conservati presso i depositi del museo o se siano invece stati venduti.

L’archivio racconta, infine, i contatti e gli scambi tra l’Istituto e l’ambiente culturale svedese. In una lettera inviata nel 1962, Ingmar Bergman ringrazia il direttore Ponzanelli per la proiezione de La terra trema. Intensi – e documentati – furono i rapporti tra l’Istituto e il poeta svedese Anders Österling, membro dell’Accademia di Svezia dal 1919 al 1981 e per molti anni membro anche del comitato per l’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura. Proprio durante gli anni del suo mandato, Salvatore Quasimodo ricevette il Premio Nobel per la Letteratura (1959). Amante nonché profondo conoscitore della cultura italiana, Österling partecipò a diversi eventi in Istituto e fu spesso invitato in Italia, in particolare in Sicilia. In una foto scattata nel 1969 e conservata in archivio, lo vediamo ritratto insieme a Giacomo Oreglia, al direttore Ponzanelli, a Quasimodo e all’Ambasciatore di Svezia in Italia, in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria di Palermo a Österling e Quasimodo. Oreglia insegnò italiano per diversi anni presso l’Istituto e diresse la casa editrice Italica, che pubblicò i due premi Nobel per la Letteratura Quasimodo e Montale, tradotti in svedese proprio da Anders Österling.