Questo sito utilizza cookie tecnici, analytics e di terze parti.
Proseguendo nella navigazione accetti l'utilizzo dei cookie.

“Il Lancillotto di Mattotti”: mostra di disegni originali all’Istituto

LANCILLOTTO 13small
Dal 20 aprile al 31 agosto sarà ospitata all’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma la mostra Il Lancillotto di Mattotti. La mostra consiste in 17 disegni originali che l’illustratore bresciano Lorenzo Mattotti ha realizzato su commissione dell’editore Einaudi per il quarto volume di Artù, Lancillotto e il Graal, prima traduzione italiana del grande romanzo antico francese noto come Lancelot-Graal o Vulgate, pubblicato nella collana “I Millenni”.

 

Secondo la tradizione, ogni de “I Millenni” è corredato di splendide illustrazioni. Per i primi tre volumi del ciclo, il curatore, Lino Leonardi, ha scelto le miniature di manoscritti medievali, mentre per il quarto si è voluta sottolineare la leggibilità di questi antichi testi nel mondo contemporaneo. Mattotti, che aveva già illustrato altri classici della letteratura italiana, ha quindi creato una serie di immagini di grande potenza evocativa e narrativa, attualizzando alcuni momenti della vicenda narrata e contribuendo, con il suo stile inconfondibile, a renderli indimenticabili.

I romanzi francesi che rientrano nel ciclo del Lancelot-Graal, o della Vulgate, sono fra i testi più belli del Medioevo. Composti da più autori anonimi agli inizi del sec. XIII, sono la prima grande prova del romanzo in prosa nel Medioevo, ovvero tra le prime espressioni del genere letterario più emblematico della cultura europea. Sono anche la narrazione più compiuta e antica che sia rimasta delle vicende della Tavola Rotonda e del Graal. Nel corso del tardo medioevo, dal XIII al XVI secolo, il ciclo godette di straordinaria fortuna in tutta Europa. In Italia, dove il francese era una lingua letteraria al pari del latino, le storie di Lancillotto, Artù, Tristano erano lette e amate prima in francese e poi in antiche traduzioni italiane come il Lancellotto, il Tristano Riccardiano, la Tavola Ritonda. Per fare un esempio della fortuna dell’opera, il Lancelot-Graal è il libro “galeotto” che leggevano Paolo e Francesca quando si innamorarono, come racconta Francesca all’interno del celeberrimo V canto dell’Inferno nella Divina Commedia di Dante.

La traduzione pubblicata presso Einaudi presenta per la prima volta al pubblico italiano questo classico della letteratura europea.

L’opera percorre tutta la storia della Tavola Rotonda, dalla sua creazione da parte di Merlino all’epoca del padre di Artù, re Uterpendragon, fino alla sua dissoluzione nella battaglia di Salisbury, attraverso le vicende del suo più grande eroe, Lancillotto del Lago, e del suo amore con la regina Ginevra.

La traduzione è opera di un gruppo di studiose e studiosi che hanno corredato ogni testo di introduzioni e commenti, in modo da guidare il lettore attraverso questo mondo complesso e affascinante di cavalieri e damigelle, di tornei e battaglie, di amore e guerra.

Artù, Lancillotto e il Graal. Ciclo di romanzi francesi del XIII secolo, A cura di Lino Leonardi, Torino, Einaudi (I Millenni).

  1. La storia del Santo Graal. La storia di Merlino. Il seguito della storia di Merlino, a cura di Carlo Beretta, Fabrizio Cigni, Marco Infurna, Claudio Lagomarsini, Gioia Paradisi, 2020
  2. Lancillotto del Lago (La Marca di Gallia – Galehaut), a cura di Luca Di Sabatino, Anatole Pierre Fuksas, Marco Infurna, Nicola Morato, Arianna Punzi, Elena Spadini, 2021
  3. Lancillotto del Lago (La carretta – Agravain), a cura di Carlo Beretta, Luca Cadioli, Massimiliano Gaggero, Claudio Lagomarsini, Elena Stefanelli, Roberto Tagliani, 2022
  4. La ricerca del santo Graal. La morte di re Artù, a cura di Eugenio Burgio e Lino Leonardi, 2023

 

Lorenzo Mattotti (Brescia, 1954) vive e lavora a Parigi, dove si è trasferito nel 1998 Alla fine degli anni Settanta, esordisce come autore di fumetti, disegnando strisce in bianco e nero, ispirato dall’espressionismo di José Muñoz e di Carlos Sampayo.

Dopo aver frequentato la facoltà di Architettura a Venezia si trasferisce a Bologna dove nel 1983 fonda Valvoline, insieme ai disegnatori bolognesi Daniele Brolli, Giorgio Carpinteri, Igort, Marcello Jori e Jerry Kramsky. Il gruppo si prefigge, in un’ottica interdisciplinare e dal sapore pop, di mettere il fumetto in dialogo con i linguaggi dell’arte, della musica, della moda e della pubblicità. Un primo risultato in questo senso è il supplemento della rivista Alter Alter.
Proprio in Alter Alter, Mattotti pubblica a puntate nel 1982 Il signor Spartaco, primo lavoro a colori, e nel 1984 Fuochi, opera emblematica che rivoluzionerà il linguaggio del fumetto e metterà in luce alcuni degli elementi caratterizzanti dello stile dell’autore: da un uso del colore sensuale, evocativo e avvolgente alla marcata espressività del tratto.

Sono numerosissimi i volumi per adulti e per l’infanzia pubblicati successivamente da Mattotti, molti dei quali tradotti in più lingue, come le prestigiose collaborazioni a livello internazionale con quotidiani e riviste come The New Yorker, Vanity Fair, Cosmopolitan, Le Monde, Nouvel Observateur, Das Magazin, Süddeutsche Zeitung, Corriere della Sera, Internazionale e la Repubblica. Negli anni disegna numerose copertine di libri – per le case editrici Einaudi, Garzanti, Guanda, Mondadori, Penguin, Rizzoli e Seuil – e manifesti per importanti eventi culturali, come il Festival del Cinema di Cannes (2000) e la Mostra del Cinema di Venezia (dal 2018 al 2022).

In ambito cinematografico, nel 1995 illustra un adattamento di Barbablù, per la serie di animazione francese Il était une fois…. Nel 2004 realizza le illustrazioni per Eros, diretto da Michelangelo Antonioni, Steven Soderbergh e Wong Kar-wai, creando il legame tra i tre episodi del film. Mattotti ha anche partecipato all’opera collettiva Peur(s) du noir (2008), un film d’animazione realizzato da sei disegnatori.

Nel 2019 il suo film d’animazione La famosa invasione degli orsi in Sicilia, tratto dall’omonimo racconto illustrato di Dino Buzzati, viene presentato al Festival di Cannes nella sezione “Un certain regard”. L’anno seguente, il lungometraggio è stato nominato per la 45a cerimonia dei César, nella categoria miglior film d’animazione.