{"id":5642,"date":"2023-11-06T16:08:03","date_gmt":"2023-11-06T15:08:03","guid":{"rendered":"https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/?p=5642"},"modified":"2023-11-06T16:53:09","modified_gmt":"2023-11-06T15:53:09","slug":"mostra-fotografica-war-anatomy-di-alex-majoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/it\/news\/dall_istituto\/2023\/11\/mostra-fotografica-war-anatomy-di-alex-majoli\/","title":{"rendered":"Mostra fotografica \u201cWar Anatomy\u201d di Alex Majoli"},"content":{"rendered":"<header class=\"entry-header\">\n<h1 class=\"entry-title h3\"><\/h1>\n<\/header>\n<div class=\"entry-content\">\n<h5>L\u2019Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma ospita,\u00a0<strong>dall\u20198 maggio al 30 novembre<\/strong>, la mostra fotografica\u00a0<em><strong>War anatomy\u00a0<\/strong><\/em>di<strong>\u00a0Alex Majoli<\/strong>.<\/h5>\n<figure id=\"attachment_473\" class=\"wp-caption alignnone\" aria-describedby=\"caption-attachment-473\"><\/figure>\n<p>Si tratta di un progetto espositivo originale, pensato appositamente per gli spazi del nostro Istituto, che presenta per la prima volta in forma di esibizione il reportage sull\u2019invasione russa realizzato da Majoli nel corso della primavera 2022 per la rivista\u00a0<em><a href=\"https:\/\/www.vanityfair.com\/news\/2022\/05\/ukrainians-resistance-to-russias-invasion-is-their-greatest-power\">Vanity Fair<\/a><\/em>.<\/p>\n<p>La mostra \u00e8 divisa in due sezioni. Sulle pareti laterali, \u00e8 disposta una sequenza serrata di fotografie di piccolo formato che ritraggono gli addii alla stazione di Odessa tra padri e figli, mogli e mariti, costretti a separarsi. La sequenza \u00e8 interrotta da ingrandimenti di primi piani e dettagli di grande impatto emotivo.<\/p>\n<p>Sulle due pareti centrali, sono affisse dodici fotografie di grande formato che ritraggono diversi momenti della guerra.<\/p>\n<p>La mostra \u00e8 visitabile negli orari di apertura dell\u2019Istituto, luned\u00ec-gioved\u00ec 9:30-13 e 14-16.30, e venerd\u00ec 9.30-13.<\/p>\n<p>Cos\u00ec Alex Majoli descrive ci\u00f2 che lo ha guidato nell\u2019elaborazione di questo progetto:<\/p>\n<blockquote>\n<h6>Alle 18 a Odessa tutti i treni lasciano la citt\u00e0. Le banchine si riempiono di lacrime quando le famiglie devono separarsi, con gli uomini da un lato della banchina dietro la barriera e le donne e i bambini dall\u2019altro lato. Un padre appoggia la mano sul finestrino, mentre dall\u2019altra parte c\u2019\u00e8 suo figlio di 13 anni che non riesce a smettere di piangere. Il padre trattiene le lacrime, incapace di mostrarsi implacabile nella decisione di lasciare il suo unico figlio nelle mani di due estranei, due donne che prendono lo stesso treno. Io piango e il mio traduttore Maxim piange.<\/h6>\n<h6>\u00c8 una scena che trascende i confini del teatro; \u00e8 la cruda realt\u00e0 della guerra. Noi, fotografi e soggetti, ci troviamo sullo stesso palcoscenico, ognuno con le proprie famiglie al seguito, a testimoniare il loro dolore. L\u2019agonia della separazione, l\u2019addio straziante, le emozioni crude del dolore, della paura e dell\u2019incertezza: questi momenti lasciano un segno indelebile nelle nostre anime e modellano la nostra percezione della guerra.<\/h6>\n<h6>Come fotografo, sono costretto a catturare questi momenti, a documentare l\u2019esperienza umana in mezzo al caos e alla devastazione della guerra. Ci\u00f2 solleva in me profonde domande: perch\u00e9 scelgo di fotografare un soggetto piuttosto che un altro? Perch\u00e9 vedo il mio riflesso nella vita di un\u2019altra persona? \u00c8 una ricerca di comprensione, un tentativo di dare un senso all\u2019insensatezza?<\/h6>\n<h6>L\u2019anatomia della guerra va oltre le ferite fisiche e le vittime. Richiede un\u2019attenta decostruzione, un\u2019analisi della malattia che affligge l\u2019umanit\u00e0 e la ricerca della guarigione. Richiede di svelare le complessit\u00e0 del dolore, le emozioni crude e non filtrate che affiorano in tempo di guerra, compresa la paura in tutte le sue forme. Si tratta delle maschere del pianto, dell\u2019addio, di un forte silenzio \u2013 le espressioni della sofferenza umana che rivelano la vera natura della guerra.<\/h6>\n<h6>Questa mostra testimonia il dialogo continuo che ho con la realt\u00e0 e la sua rappresentazione. \u00c8 un estratto di una conversazione a lungo termine con la realt\u00e0, dove tutto ci\u00f2 che vediamo accade davvero, un frammento di realt\u00e0. Ma di quale eccesso abbiamo bisogno per capire noi stessi?<\/h6>\n<\/blockquote>\n<p><strong>Alex Majoli<\/strong>\u00a0(Ravenna, Italia, 1971) ha studiato la fotografia all\u2019Art Institute di Ravenna cominciando a lavorare come fotoreporter con un servizio sulla chiusura dell\u2019asilo mentale dell\u2019isola di Leros in Grecia. Il lavoro di Majoli come fotogiornalista gli ha portato a creare il progetto \u201cScene\u201d, tutt\u2019ora in corso, che esplora l\u2019idea secondo la quale la fotografia in quanto gesto produce di per s\u00e9 una teatralizzazione della realt\u00e0 che raffigura. Le sue foto sono esposte nelle principali gallerie del mondo. Majoli ha inoltre vinto numerosi premi tra cui la Guggenheim fellowship, l\u2019Infinity Award, Getty, il Photographer of the year NPPA, il Feature Photography Award OPC. \u00c8 un fotografo di Magnum Photo dal 1996 di cui \u00e8 stato presidente tra il 2011 e il 2014.<\/p>\n<p>Le foto dell\u2019allestimento della mostra sono di Federico Tabanelli.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L\u2019Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma ospita,\u00a0dall\u20198 maggio al 30 novembre, la mostra fotografica\u00a0War anatomy\u00a0di\u00a0Alex Majoli. 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