{"id":28595,"date":"2023-11-29T17:11:57","date_gmt":"2023-11-29T16:11:57","guid":{"rendered":"https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/?page_id=28595"},"modified":"2024-10-16T11:56:15","modified_gmt":"2024-10-16T09:56:15","slug":"le-stanze-di-ponti","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/it\/chi-siamo\/la-sede\/le-stanze-di-ponti\/","title":{"rendered":"L&#8217;Istituto di Ponti: architettura e leggerezza"},"content":{"rendered":"<p>Secondo Ponti il volume non fa l&#8217;architettura: essa \u00e8 determinata piuttosto dalla superficie, dalle facciate percorse da vuoti e piani che si articolano come incollati a una struttura provvisoria. Ma come pu\u00f2 un corpo solido essere leggero? Fino a che punto possiamo limarne la forma per smaterializzarlo, lasciandone intatte le caratteristiche funzionali?<\/p>\n<p>Tutta la storia progettuale di <strong><a href=\"https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/it\/chi-siamo\/la-sede\/i-protagonisti-della-storia-delliic\/gio-ponti\/\">Gio Ponti<\/a><\/strong> \u00e8 tesa verso la ricerca di una smaterializzazione e di un alleggerimento, tanto in architettura quanto nell&#8217;arredo. L&#8217;architettura \u00e8 un cristallo, diceva. Egli cerca di scarnificare la materia fino ai limiti della statica, insistendo su un concetto di leggerezza da ottenersi per mezzo di illusioni visive: veri e propri stratagemmi ottici, come le terminazioni smussate delle superfici, i profili affilati o romboidali, la luce filtrata che sospende i piani. Piani che alleggerisce distaccandoli visualmente l&#8217;uno dall&#8217;altro, oppure illuminandoli da dietro, e che rende cos\u00ec volanti, le forme smerigliate e levigate. Risultato? Dimensioni magiche, incorrotte, assolute.<\/p>\n<p>Al principio dell&#8217;alleggerimento, Ponti unisce quello dell&#8217;organizzazione, ovvero del comporre una definita superficie, affinata e assottigliata fino a renderla trasparente, tramite l&#8217;uso di ripiani geometrici. Per togliere peso visuale l&#8217;architetto inserisce nei suoi progetti la <strong>finestra arredata<\/strong>, di cui troviamo un esempio nel foyer dell&#8217;Istituto. Ponti annulla la fisicit\u00e0 stessa della parete rendendola di vetro, con finestre che ne ripercorrono l&#8217;intera superficie, e vi applica in seguito una struttura geometrica, con il risultato che l&#8217;esterno viene percepito in controluce.<\/p>\n<blockquote>\n<h6><em>La finestra \u00e8 una trasparenza. Dalle finestre \u00abtraspare\u00bb. Nell&#8217;Architettura d&#8217;oggi si deve veder dentro, dal di fuori. Spazialit\u00e0. Ma qui il discorso cambia. Ad un certo momento la finestra scompare, diventa una parete tutta di vetro (la paroi-fen\u00eatre: dice Lods, attaccata alla struttura. Chiusura. Si arriva al limite nel padiglione di Philip Johnson nel New Canaan. La finestra \u00e8 scomparsa. Una parete di vetro. <\/em><br \/>\n<em>Quando la nostra Architettura si riduce, forzatamente, alle facciate, non architettiamo, impaginiamo le finestre nella facciata: facciamo dei Mondrian coi cristalli. Asnago e Vender impaginano bellissime facciate, architettano una superficie, facendo dell&#8217;arte alla architettura dalla impaginazione. grafica: non per nulla Persico venne <\/em><br \/>\n<em>E le finestre arredate? sono la mia passione.<br \/>\n<\/em>&#8211; Gio Ponti<strong><sup>1<\/sup><\/strong><\/h6>\n<\/blockquote>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-29048 img-fluid\" src=\"https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/The-fournished-window-from-outside.png\" alt=\"\" width=\"1173\" height=\"778\" srcset=\"https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/The-fournished-window-from-outside.png 1173w, https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/The-fournished-window-from-outside-300x199.png 300w, https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/The-fournished-window-from-outside-1024x679.png 1024w, https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/The-fournished-window-from-outside-768x509.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1173px) 100vw, 1173px\" \/><\/p>\n<p><em>Finestra arredata<\/em><\/p>\n<p>Proprio mentre lavora alla progettazione dell&#8217;Istituto, Gio Ponti incomincia a definire il valore della luce in quanto artificio che potenzia l&#8217;illusoriet\u00e0 delle architetture, che da corpi solidi passano a essere sottili lame di luce. Ecco quindi che le pareti delle facciate, quando sono illuminate dall&#8217;esterno, sembrano galleggiare nel vuoto. Ecco che i soffitti, come quello dell&#8217;Auditorium, si fanno &#8216;luminosi&#8217; e intagliati di luce riflessa. Ecco che i mobili diventano autoilluminanti, come nel caso dei cruscotti attrezzati, vetrinette e composizioni a parete (ad esempio nell&#8217;atrio dell&#8217;Istituto, il cruscotto-parete attrezzata presenta oltre a mensole e portariviste, anche un punto luce). Ecco che le lampade tradizionali si trasformano in piccole opere d&#8217;arte: forme libere di luce filtrata attraverso ombre e sagome astratte. Si tratta, nello specifico, dei quadri luminosi in ottone nell&#8217;atrio dell&#8217;Istituto, che sono un progetto unico di Ponti ancora in produzione oggi per il mercato degli appassionati.<\/p>\n<p>La tensione alla smaterializzazione e alla leggerezza, presente in tutte le opere di Gio Ponti dagli anni &#8217;50 in avanti, si ritrova anche negli arredi dell&#8217;Istituto, che l&#8217;architetto ha peraltro disegnato appositamente per la nuova sede della cultura italiana (clicca <a href=\"https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/it\/lingua-e-cultura\/biblioteca\/archivio\/\">qui<\/a> per visualizzare l&#8217;archivio). L&#8217;architetto lavora sulla semplicit\u00e0, la sorpresa, la proporzione moderata, l&#8217;imprevedibilit\u00e0, l&#8217;asimmetria, il richiamo alla classicit\u00e0. Una classicit\u00e0 che Ponti ha sempre visto abitata e mai metafisica, mediterraneamente popolata da accenti di colore, tende, piante, accessori. Mobili e decori, oggetti e architettura si integrano in un unico, compatto quadro ambientale.<\/p>\n<p>Ponti \u00e8 uno degli interpreti principali del positivismo industriale degli anni &#8217;50, di cui si fa portavoce anche tramite la rivista <em>Domus<\/em>. Ne \u00e8 testimonianza anche la promozione, in prima persona, di progetti particolari, come nel caso del mobilio per l&#8217;Istituto di Cultura a Stoccolma. Per l&#8217;architetto era questa una vera e propria vetrina delle risorse stilistiche nazionali in territorio scandinavo.<\/p>\n<p>Nella corrispondenza con i figli di Cassina, nome centrale nel panorama del design italiano, si legge la richiesta di Ponti di dimostrare collaborazione e applicare un &#8220;ottimo&#8221; prezzo per la fornitura delle centinaia tra sedie, poltroncine imbottite, poltrone e divani realizzati su disegno esclusivo per l&#8217;Istituto Italiano di Cultura.<\/p>\n<p>Valorizzare i vuoti, liquefare supporti e mensole, assottigliare gambe di sedie e tavoli, poltrone e armadi: \u00e8 il pensiero fisso di Ponti. Gli arredi vengono progettati &#8216;levando materia&#8217;, rendendo il pi\u00f9 sottili possibile i telai, con l&#8217;emblematica sezione triangolare traslata dalla statica ingegneristica. Oppure facendoli &#8216;lievitare&#8217;, con cassettoni, mensole, testiere di letto e cruscotti attrezzati che misteriosamente galleggiano nella superficie delle pareti.<\/p>\n<p><strong>I cruscotti<\/strong><br \/>\nA partire dal biennio 1948-49, Ponti introduce le pareti &#8216;organizzate&#8217; e le scrivanie con &#8216;parete-cruscotto&#8217;. Nelle residenze private l&#8217;architetto elabora, inoltre, l&#8217;idea della &#8216;testiera-cruscotto&#8217; per il letto, ovvero un pannello a parete che raccoglie le attrezzature utili a chi sta a letto, dai ripiani per libri e il telefono, ai comandi delle luci, fino alla radio e agli accendisigari incassati. Nasce in seguito il concetto di &#8216;pannello-cruscotto&#8217; per la scrivania, attrezzatissimo, cos\u00ec che possa essere un tavolo sgombro e leggero, spazioso e ordinato. In Istituto troviamo un esempio splendido nella composizione scrivania-cruscotto portariviste nella Sala Rossetti. Questo pezzo \u00e8 del tutto simile ai mobili presentati da Altamira, l&#8217;impresa newyorkese che introdusse in USA nel 1953 la Linea Italiana di Gio Ponti. Spicca, nel foyer, anche la parete attrezzata retroilluminata, che ospita oggi i libri di Cartaditalia, la collana con cui dal 2010 l&#8217;Istituto pubblica in traduzione svedese classici della letteratura italiana e titoli meno noti.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-198 img-fluid\" src=\"https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Screenshot-2023-10-03-155736.png\" alt=\"\" width=\"100%\" srcset=\"https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Screenshot-2023-10-03-155736.png 1018w, https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Screenshot-2023-10-03-155736-300x225.png 300w, https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Screenshot-2023-10-03-155736-768x577.png 768w\" sizes=\"(max-width: 1018px) 100vw, 1018px\" \/><br \/>\n<em>Parete attrezzata retroilluminata e multifunzionale, in formica, legno, ottone e vetro, 1957. Progetto gi\u00e0 esposto alla XI Triennale di Milano nella casa unifamiliare di serie.<\/em><\/p>\n<p><strong>Colonne e obl\u00f2<br \/>\n<\/strong>Entrando in Istituto si viene salutati da due elementi classici presenti nel linguaggio pontiano sin dagli anni &#8217;30: le colonne cilindriche e gli obl\u00f2. Questi segni geometrici e assoluti, quasi metafisici, sono parte della ricerca continua di forme archetipiche ed essenziali. Forme originarie che la nostra mente \u00e8 in grado di leggere con facilit\u00e0, senza sforzo alcuno.<\/p>\n<p><strong>La scala<\/strong><\/p>\n<blockquote>\n<h6><em><strong>La scala pi\u00f9 bella \u00e8 quella librata. Una rampa appoggiata al suolo e all&#8217;arrivo, come un ponte inclinato. \u00c8 la scala pi\u00f9 emozionante: vola: \u00e8 un salto.<\/strong><\/em><br \/>\n<strong>&#8211; Gio Ponti<sup>2<\/sup><\/strong><\/h6>\n<\/blockquote>\n<p>Un altro elemento principe per Ponti accoglie il visitatore che varca la soglia della porta d&#8217;ingresso: la scala. Ponti gioca con le scale, dice di volerle sentire &#8216;suonare&#8217;: sono luoghi scenografici, popolati di passi che scendono fragorosi o salgono ritmati e leggeri. Una musicalit\u00e0 che si realizza solo grazie al movimento di chi la percorre e, come nella scala in Istituto, vibra nell&#8217;alternanza dei gradini ocra sul marmo bianco.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-29046 img-fluid\" src=\"https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/The-entrance-staircase-1.png\" alt=\"\" width=\"1176\" height=\"865\" srcset=\"https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/The-entrance-staircase-1.png 1176w, https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/The-entrance-staircase-1-300x221.png 300w, https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/The-entrance-staircase-1-1024x753.png 1024w, https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/The-entrance-staircase-1-768x565.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1176px) 100vw, 1176px\" \/><\/p>\n<p><em>La scala, accessibile dall&#8217;ingresso, conduce alle aule e agli uffici dell&#8217;IIC e dell&#8217;ENIT<\/em><\/p>\n<p><strong>La Sala Rossetti<\/strong><br \/>\nNegli anni 1962-63, l&#8217;atrio inizialmente concepito da Ponti viene ampliato, su disegno di <a href=\"https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/it\/chi-siamo\/la-sede\/i-protagonisti-della-storia-delliic\/ferruccio-rossetti\/\"><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">Ferruccio Rossetti<\/span><\/strong><\/a>, con l&#8217;aggiunta di una saletta per ricevimenti, da allora denominata Rossetti, e di una sala seminterrata per le mostre. Nella Sala Rossetti troviamo rappresentati alla perfezione i canoni dello stile pontiano, con un equilibrio misurato di volumi, colori e proporzioni in gioco di controluce con la grande finestra asimmetrica.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-30403 img-fluid\" src=\"https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Sala-Rossetti-1.png\" alt=\"\" width=\"1109\" height=\"794\" srcset=\"https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Sala-Rossetti-1.png 1109w, https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Sala-Rossetti-1-300x215.png 300w, https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Sala-Rossetti-1-1024x733.png 1024w, https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Sala-Rossetti-1-768x550.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1109px) 100vw, 1109px\" \/><br \/>\n<em>Panoramica della sala per i ricevimenti<\/em><\/p>\n<p><strong>L&#8217;Auditorium<\/strong><br \/>\nL&#8217;Auditorium \u00e8 un vero gioiello dell&#8217;architettura moderna. Un volume puramente costruito tramite la luce, che si irradia dalla struttura stessa portante. Dal boccascena contenuto, in legno e tendaggi, lo spazio della platea si spalanca in un maestoso gioco a diamante, con pannelli romboidali a luce riflessa ancorati ai tiranti del tetto. La copertura \u00e8 frutto di un progetto del celebre ingegnere <strong><a href=\"https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/it\/chi-siamo\/la-sede\/i-protagonisti-della-storia-delliic\/pier-luigi-nervi\/\"><span style=\"text-decoration: underline;\">Pier Luigi Nervi<\/span><\/a><\/strong>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-29134 img-fluid\" src=\"https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Auditorium-Nervi.png\" alt=\"\" width=\"1067\" height=\"717\" srcset=\"https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Auditorium-Nervi.png 1067w, https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Auditorium-Nervi-300x202.png 300w, https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Auditorium-Nervi-1024x688.png 1024w, https:\/\/iicstoccolma.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Auditorium-Nervi-768x516.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1067px) 100vw, 1067px\" \/><\/p>\n<p><em>Auditorium P.L. Nervi<\/em><\/p>\n<p><strong>Le aule e la foresteria<br \/>\n<\/strong>Nelle aule e nella foresteria si trovano memorie degli spazi scolastici e domestici della tradizione italiana, quell&#8217;ordine sereno e semplice degli ambienti che sono sia funzionali che di conforto, ora inondati di luce nordica. Qui troviamo la classica cattedra e il banco, la sedia solida e leggera; le camere arredate con il gusto che Ponti applicava nelle residenze private, anche se moderato in una discreta, temperata eleganza senza sfarzo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Secondo Ponti il volume non fa l&#8217;architettura: essa \u00e8 determinata piuttosto dalla superficie, dalle facciate percorse da vuoti e piani che si articolano come incollati a una struttura provvisoria. Ma come pu\u00f2 un corpo solido essere leggero? Fino a che punto possiamo limarne la forma per smaterializzarlo, lasciandone intatte le caratteristiche funzionali? 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