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Felice Levini - Tre Grazie

Data:

21/06/2021


Felice Levini - Tre Grazie

Felice Levini

Tre Grazie

un progetto per Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma

 

A Stoccolma troviamo l’Istituto Italiano di Cultura realizzato nel 1958 da Giò Ponti, geniale architetto che parlava di “vocazione architettonica degli italiani”. Nella primavera 2021, l´adiacente Ambasciata inglese, per ragioni di sicurezza, chiede ai dirimpettai italiani di porre a lato dell’Istituto tre grandi massi: uno della tipologia del porfido, una pietra rossa del genere della falesia e una roccia granitica. La direttrice Maria Sica concede il permesso, ma medita di fare di queste pietre la base per un intervento artistico. Nasce così, nell´estate 2021, Tre Grazie di Felice Levini.

La freccia nella roccia

Nelle tre pietre, Levini conficca tre frecce di ferro alte due metri, come se fossero state scagliate dagli dei dall’alto dell’Olimpo. Sono tre vettori di energia cosmica, schegge di pianeta e di pensiero. Alle frecce nelle pietre, l’artista attribuisce tre nomi di pianeti e dei al tempo stesso: Marte, Venere e Mercurio. I nomi sono scritti da lettere in bronzo come quelle che si adoperano per le lapidi. Levini ha sempre inserito parole e testi nel suo lavoro usando la scrittura, non la grafia che è legata a una dimensione più personale e autobiografica, mentre l’artista vuole stigmatizzare ma anche sdrammatizzare. Le frecce hanno come colori il rosso (per Marte), il verde (per Venere) e un nero argenteo (per Mercurio). Rosso, nero e verde sono colori che Levini usa sempre dal 1982 come simbologia, come una sorta di bandiera ideologica o ideale.

Le frecce hanno una tradizione nella storia dell’arte. Basterebbe pensare ai tanti San Sebastiano e soprattutto a un capolavoro assoluto della scultura di tutti i tempi. “Mi vidi un angelo accanto dal lato manco, bello molto in forma corporale: non era grande, ma piccolo; il volto così acceso, proprio di quegli angioli fini che sembrano fatti di luce. Gli vedevo nelle mani un lungo dardo d’oro e sulla punta parevami vi fosse un poco di fuoco. Sembravami che alcune volte con questo mi ferisse il cuore e che penetrasse fino alle viscere: nel ritirarlo a sé sembrava che seco portasse le medesime. E mi lasciava tutta ardente di grande amore di Dio” (Santa Teresa d’Avila, dal Libro de su vida, XXIX, 13, scritto tra 1562 e 1565, pubblicato nel 1588). Questo è il brano a cui si ispira Gian Lorenzo Bernini per realizzare L’estasi di Santa Teresa, il gruppo in marmo (l’angelo, la Santa e la nuvola su cui poggia, vengono da un unico blocco) e bronzo dorato, al centro della Cappella Cornaro, in Santa Maria della Vittoria in via XX Settembre a Roma.

Nel caso dell’opera di Felice Levini a Stoccolma le frecce visualizzano e concretizzano la traiettoria di un’energia, disegnano un campo di energia nella materia rappresentata dai massi. Il linguaggio di Levini, sia che si tratti di pittura, di scultura o di installazione, è sempre nitido, chiaro e preciso. A questo linguaggio diretto e a fuoco, corrisponde però una complessità del pensiero e dei suoi riferimenti. Le frecce rappresentano anche una sorta di parodia della mitologia e di tutti i suoi portati simbolici e allegorici.

Il comico e il tragico

“Nel mio fare artistico che guarda le cose in modo comico ma le traduce spesso in modo drammatico, c’è sempre l’ironia, il desiderio di allargare il campo attraverso le cose più elementari” dice Felice Levini “La mia pittura parte dalla tradizione del Novecento, ma usa spesso nuovi materiali, a volte anche molto semplici e poveri come le plastiche, o introduce gesti di performatività. E’ una pittura che si sviluppa nel tempo, non ha un fine definitivo e in questo senso è tragedia” (tavola rotonda L’italiano, la lingua delle arti, 26 ottobre 2019, Istituto Italiano di Cultura di Copenhagen moderata da Dora Stiefelmeier, in Felice Levini, a cura di Zerynthia, Di Paolo Edizioni).

testo di Laura Cherubini

 

Felice Levini nasce a Roma nel 1956 dove vive e lavora. La sua prima presenza a Roma risale al 1978 nello spazio autogestito Sant’Agata de' Goti e al Palazzo delle Esposizioni. L’anno seguente segue un’importante personale allo Studio Cannaviello di Milano. Nel 1980 nasce Ika cosiddetta formazione dei Nuovi-nuovi sotto l'egida del critico Renato Barilli. Con la mostra presso la Galleria La Salita di Roma, nel 1981, Levini radicalizza il proprio lavoro aggiungendo l'elemento ironico che da lì in poi caratterizzerà le sue opere. Il 1985 segna la partecipazione dell'artista alla mostra Anniottanta tenutasi a Bologna presso la Galleria Comunale d'Arte Moderna.

Tra le personali da ricordare: la mostra alla Galleria Pieroni di Roma e alla Galleria Massimo Minini di Brescia. Tra le collettive: Italiana: la nuova immagine, 1980, presso la Loggetta Lombardesca di Ravenna e la rassegna Dieci anni dopo: I Nuovi-nuovi, Galleria Comunale d'Arte Moderna, Bologna. Nello stesso anno Levini è presente alla XII Biennale desJeunes, a Parigi e alla mostra Una generazione post-moderna presso il Teatro Falcone di Genova. Nel 1984 espone al Castello di Volpaia a Radda in Chianti e due anni dopo alla rassegna itinerante Italiana: 1950-1986 a Zaragoza, Valencia e Madrid.Nel 1988 è invitato alla XLIII Biennale di Venezia/Aperto 88. Nel 1991 espone al XXXIV Festival dei Due Mondi di Spoleto, nel 1993 è di nuovo presente alla XLV Biennale di Venezia/ La coesistenza dell’arte, nel 1996 alla XII Quadriennale di Roma. Nel 1998 partecipa a Solstizio d’Estate 3 a Serre di Rapolano (SI) e a Sarajevo 2000 al Palais Liechtenstein di Vienna. Nel 2002 la personale Meridiano celeste (Azione a distanza) all’Acquario Romano e nel 2004 quella dal titolo Non c’è alla Fondazione Volume! nonché la partecipazione a Cabinet desdessins al Musée d’Art Moderne di St. Etienne. L’anno dopo è presente all’Esposizione UniversaleAichi, in Giappone. Nel 2008 al MediationsBiennialPoznán e nel 2011 nella mostra Compagni di viaggio alla GalerijaMestna di Ljubljana. Nel 2013 partecipa a Anni Settanta a Roma, Palazzo delle Esposizioni e a Camere XIX presso RAM radioartemobile, Roma. 

Tra le sue personali più recenti vanno ricordate quelle alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna (2013), a Zagabria in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura (2015), all’Auditorium Parco della Musica di Roma (2016), all’Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen (2019). VISIONI E GEOGRAFIE al CHINI MUSEO, Borgo San Lorenzo (2020). Partecipa alle mostre A tutto tondo - Sentieri Contemporanei ad Alghero (2017), alla Biblioteca di Tutti nella Biblioteca dell’Università di Sassari (2018), al Parkview Museum Beijing e Singapore (2019) e Omaggio a Caravaggio al PRAC di Ponzano Romano (2021) .

Informazioni

Data: Da Lun 21 Giu 2021 a Ven 31 Dic 2021

Organizzato da : Istituto Italiano di Cultura Stoccolma

In collaborazione con : Zerynthia

Ingresso : Libero


Luogo:

Istituto Italiano di Cultura Stoccolma

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